✏ C’era una volta una regina…

C’era una volta

un pacifico regno che sorgeva in mezzo al deserto. Narravano antiche e polverose cronache, che in un tempo lontano,lontano, lì sorgesse la mitica e perduta Atlantide. Qui, viveva un re buono con la sua regina e la sua bella figlia, Tin Hinan. Erano molto, molto alti , la loro pelle era insolitamente chiara e i loro lineamenti gentili.

La loro vita, e quella dei loro sudditi, trascorreva lieta serena finché un brutto giorno, come un fulmine a ciel sereno, un cugino del re – che a lungo aveva tramato nell’ombra- rivendicò il trono. Con la violenza di una tempesta di sabbia, rovesciò il trono, fece imprigionare i sovrani e rivendicò la mano della bella principessa.

Tin Hinan, però, riuscì a sottrarsi a tanta furia e, di notte insieme alla sua fidata ancella Takamat, presero due cammelle, due asine e due cammelle, le caricarono in gran fretta di provviste e fuggirono nella notte, col favore delle tenebre…

Così ha inizio la mitica stirpe dei Tuareg, il popolo blu, blu come la notte in cui la loro grande madre intraprese il lungo viaggio nel deserto che la portò alla fondazione di questa nobile stirpe di donne libere e guerrieri nomadi.

 

 

 

Molte leggende si narrano su Tin Hinan, passano di bocca in bocca, e ispirano poetesse e poeti, narratori e narratrici con i suoi misteri, lasciando tracce come il vento sulle dune.

E’ difficile non cedere al fascino della regina Tin Hinan, forse l’ultima atlantidea o una delle impavide regine delle Amazzoni, Antinea. C’è chi vuole che sia l’eco o lei stessa la grande Inanna, che abbia legami -non solo etimologici- con la splendente Tanit

In quella che si è voluto identificare con la sua tomba, in cui furono trovati resti di uno scheletro di due metri, fu rinvenuta tra gli altri oggetti componenti il corredo funerario, una “venere”, in stile Aurignaziano, simili alla Venere di Hohle Fels: l’Antica Dea, la Grande Madre alla quale -chiunque fosse lì sepolto- era evidentemente devoto.

La mia Tin Hinan, è la fanciulla, non è ancora la madre dei Tuareg, tanto meno la crona. Non è ancora vestita di blu, ma ha smesso gli abiti neri intarsiati d’oro della vita precedente, per vestire la tunica chiara e senza cuciture di tutti coloro che si mettono in cammino. Ogni illustrazione è ricca di spirali, a ricordare quell’immenso mulino d’Amleto di cui i Tuareg sono grandi conoscitori, la strada nel cielo delle costellazioni, l’avvolgersi perenne del tempo su se stesso come un serpente.

Un occhio particolare non potevo che riservarlo agli amuleti. Gli uomini blu, credono che alberi, pietre, metalli e gemme possiedano un’anima potente e realizzano con questi nobili materiali amuleti per tenere lontani i Jiin e i Ghoul, e tutti gli spiriti maligni che abitano il deserto. Ecco perché, persino i loro ferma-tenda, sono amuleti che servono a rendere la tenda un posto sacro e sicuro…

Infine, non potevo che vedere negli animali della favola che dei totem, spero di averli resi tali.

Se vi ho incuriosito un pochino, tornate a sedervi al mio tavolo in cucina: c’è sempre una tazza di tè e una storia che vi aspetta.

In Bellezza e…

…ai prossimi dieci minuti tutti per me!

moonhare grey green

 

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Rossella ha detto:

    Grazie Tatiana, non finirò mai di esserti grata per tanta bellezza!

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  2. wabi ha detto:

    Quanta magia. Illustrazioni che raccontano da sole… Complimenti!

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    1. Tatiana ha detto:

      Grazie, e dire che non mi convincevano per niente. Ho sperimentato un genere non mio, sono molto contenta di esser riuscita a trasmettere qualcosa, prometto di migliorare.

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      1. wabi ha detto:

        migliorare? per me che le vedo sono stupende così come sono. Te lo dice una che per ha sempre inseguito l’ideale della perfezione;-) buona giornata, e alla prossima!

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      2. Tatiana ha detto:

        Grazie di cuore ❤

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